Report Greenpeace East Asia su microplastiche: la posizione dell’industria cosmetica

In merito alla diffusione della classifica di Greenpeace East Asia sull’utilizzo delle microplastiche nei prodotti per l’igiene personale, Cosmetica Italia interviene per fare chiarezza sulla questione delle microplastiche presenti in alcuni prodotti cosmetici e loro impatto sull’ambiente marino.

Le numerose fonti di detriti in plastica riscontrati nell’ambiente marino sono state identificate e quantificate. Le evidenze scientifiche disponibili suggeriscono che la grande maggioranza di microplastica presente nei mari derivi dalla frammentazione di materiali plastici di grandi dimensioni.

In considerazione della crescente preoccupazione dell’opinione pubblica e laddove esistono alternative applicabili, l’industria cosmetica ha già da tempo intrapreso azioni concrete per abbandonare l’impiego di microplastica nei prodotti da risciacquo, quali, ad esempio, i cosiddetti scrub.

Inoltre, singole aziende hanno, in precedenti e diverse occasioni, comunicato ufficialmente il loro fermo impegno a interrompere l’uso di microplastica nei propri prodotti. In questo ambito si colloca anche la raccomandazione dell’ottobre 2015 che Cosmetics Europe (Associazione europea delle industrie cosmetiche), con l’accordo anche di Cosmetica Italia, ha inviato a tutti gli associati affinché, entro il 2020, sospendano l’impiego di microplastica solida, non biodegradabile nell’ambiente marino, usata come agente esfoliante e detergente nei cosmetici da risciacquo.

Queste iniziative volontarie sono state intraprese nonostante le prove scientifiche dimostrino che le microplastiche nei prodotti cosmetici rappresentino un contributo decisamente minore e limitato in confronto ad altre fonti[1]. Un rapporto di buona credibilità assegna ai cosmetici la responsabilità dell’apporto di microplastiche per una percentuale che varia dallo 0,1% fino ad un massimo dell’1,5% sul totale dei frammenti in plastica[2].

Cosmetica Italia conferma la propria disponibilità a collaborare con i legislatori nazionali ed europei su questo tema ambientale sulla base delle evidenze scientifiche disponibili; auspica inoltre un approccio olistico per la riduzione delle micro e macro plastiche nell’ambiente marino, tenendo in debita considerazione la totalità delle fonti da cui origina questo problema e del ruolo che tutti i portatori di interesse devono assumere, senza fare oggetto di attenzione esclusiva i cosmetici.

Al sito www.abc-cosmetici.it, voluto dall’Associazione nazionale delle imprese cosmetiche per instaurare un contatto diretto con consumatori e utenti, sono affidati informazioni e approfondimenti per meglio conoscere i prodotti cosmetici e il loro utilizzo.

[1] Essel, R., et al, “Sources of microplastics relevant to marine protection in Germany”, Texte 64/2015, Project No. 31969, Report No (UBA-FB) 002147/E (2015), Federal Environment Agency (Germany) ; Lassen, C., et al., “Microplastics – Occurrence, effects and sources of releases to the environment in Denmark”, Draft final report (2015), Danish Ministry of the Environment – Environmental Protection Agency (Denmark); Duis and Coors, Environ Sci Eur (2016) 28:2 “Microplastics in the aquatic and terrestrial environment: sources (with a specific focus on personal care products), fate and effects” Study to support the development of measures to combat a range of marine litter sources, Report for the European Commission DG Environment, 29th January 2016, Prepared by EUNOMIA.

[2] Gouin et al , “Use of Micro-Plastic Beads in Cosmetic Products in Europe and Their Estimated Emission to the North Sea Environment”