Lombardia: il prolungamento della chiusura di acconciatori ed estetisti oltre il 18 maggio mette a rischio 8.000 imprese e causa più lavoro abusivo a domicilio

Cosmetica Italia, Associazione nazionale imprese cosmetiche, esprime una profonda preoccupazione per la ventilata mancata riapertura il 18 maggio dei saloni di acconciatura e di estetica in Lombardia.

In questa regione la categoria è la più numerosa in Italia e conta 25.000 esercizi che danno lavoro a circa 65.000 addetti. Un prolungamento del lockdown metterebbe a rischio la sopravvivenza di almeno 8.000 imprese con una ricaduta occupazionale negativa per 25.000 lavoratori del settore.

«La riapertura il 18 maggio è determinante soprattutto in Lombardia, che costituisce il territorio italiano con il maggior numero di addetti e in cui si è sviluppato un polo di produzione cosmetica di eccellenza a livello mondiale. Anche nel periodo di totale chiusura delle attività produttive, il nostro settore è stato riconosciuto come necessario per il benessere delle persone e per l’economia del Paese. Adesso è vitale la riapertura del canale distributivo, per garantire la sopravvivenza di tutta la filiera ed evitare ricadute occupazionali. Il settore è certamente in grado di darsi ulteriori regole igienico-sanitarie rigorose, a completamento di quelle efficaci già normalmente applicate, per una ripresa rapida che coniughi attenzione alla salute e alla sicurezza degli operatori e dei clienti, richiesta di benessere dei cittadini e riduzione degli impatti sociali», commenta Renato Ancorotti, Presidente di Cosmetica Italia.

L’attività di saloni di acconciatura e centri estetici genera in Lombardia, primo mercato italiano per fatturato complessivo, un volume di affari che supera il miliardo di euro.

Il prolungamento delle chiusure oltre il 18 maggio comporterebbe quindi una ricaduta negativa per l’economia lombarda di oltre duecento milioni di euro e genererebbe inevitabilmente una grave crisi sociale a carico di quasi sessantacinquemila famiglie lombarde, per 90 giorni senza una fonte di reddito e senza alcuna misura di sostegno efficace.

Un ulteriore concreto rischio sarebbe quello di favorire la nascita e la diffusione di lavoro abusivo a domicilio, senza controlli né misure di sicurezza, incrementando in modo esponenziale il pericolo di contagio che le misure vorrebbero evitare.

Il 90% delle 25.000 imprese lombarde del settore è costituito da unità con 2,5 persone occupate in media, capaci di generare fatturati e margini appena sufficienti a garantire la gestione giornaliera dell’esercizio.

La categoria di acconciatori ed estetisti rappresenta (dati Unioncamere) la seconda categoria artigianale nel nostro paese.

Alla luce dei dati e delle considerazioni esposte chiediamo con forza la riapertura di saloni di acconciatura e centri estetici in Lombardia non oltre il 18 maggio per la sopravvivenza e la salvaguardia di un settore fondamentale per l’economia e le famiglie del territorio.